La Giunta Comunale aveva deciso di dare a Giorgio Bocca la cittadinanza benemerita. Nato a Cuneo non avrebbe potuto dargli quella onoraria. Era il 1991, stava esplodendo tangentopoli. Avevo 30 anni e mi stavo interrogando sul futuro del mio partito, il PSI che di li a poco, nel febbraio 92 avrei abbandonato con quello che rimaneva della SINISTRA SOCIALISTA di Riccardo Lombardi guidata da Nerio Nesi. Bocca presento’ il suo libro al cinema Monviso. Un luogo che aveva conosciuto nella sua giovinezza fascista, molto tempo prima di diventare partigiano, come molti altri resistenti che erano stati formati dallo stato totalitario in una inconsapevolezza e in una accettazione totalmente passiva quando non invece presuntuosamente di comodo, di cio’ che quel regime era, vissuto come normalita’, quasi come unico modo possibile e naturale di coesistere insieme agli altri uomini e alle altre donne. Bocca non faceva mai finta di dimenticare quel passato. Altri nobili partigiani non ne parlavano e non ne parlano (quelli che ancora sono in vita) mai volentieri, quasi a voler nascondere le macchie della propria vita, quando invece ognuno di noi deve ricordarsene per essere veramente uomo o donna che va verso il futuro in modo sereno e fiducioso. Bocca fu durissimo quella sera, anche con la sua Cuneo. Alla quale comunque non perdonava di sopportare silenziosamente il regime democristiano – socialista legato a doppio filo e piegato totalmente ai riferimenti nazionali della politica con la p minuscola. C’era anche imbarazzo quella sera al Monviso. Ma come dicevano alcuni, gli date la cittadinanza benemerita e lui non risparmia niente e nessuno. Non risparmio’ niente e nessuno. Lui era cosi’. Dopo fui tra coloro che ebbero l’onore di stare con lui a cena. Alla Chiocciola, con l’allora Sindaco Menardi e altri 2 colleghi assessori. A tavola non si ammorbidi’ per niente. Ci racconto’ cose terribili della MILANO ormai bevuta da Craxi. Io non ero in imbarazzo e quando mi chiese come facevo ancora a stare nel PSI gli spiegai che ero tra gli ultimi moicani della sinistra socialista. Si ricordo’ del suo ultimo incontro con Riccardo Lombardi. In una intervista drammatica, dove il vecchio leader socialista disse che il PSI aveva cambiato natura, del socialismo e delle regole democratiche che avevano caratterizzato il partito restava ben poco. Bocca non si ricordava di un episodio di guerra partigiana raccontatomi da mio zio che in GL ebbe occasione di conoscerlo per poche ore prendendosi da lui una sfuriata terribile. Con un’altro giovanissimo partigiano aveva sequestrato arbitrariamente l’auto di un imprenditore piena di ben di dio. Gliela fece portare indietro e aveva ragione. Serviva l’appoggio anche degli industriali per il futuro. Bocca era già inguaribilmente pessimista. I soldi, il denaro pervadono e corrompono e tutti si lasciano corrompere. Gli italiani in testa, come ricorda nella sua ultima intervista a Fazio. Poca speranza in lui, ma mai la resa. Dire sempre come stanno le cose. E’ sempre il primo passo, per ritrovare la speranza nel futuro.
GIANCARLO BOSELLI
