In un fondo bellissimo su La Repubblica (vedi Repubblica.it cerca sotto domenica 26) Eugenio Scalfari ci ricorda che “i veri nodi da sciogliere sono i costi dell’energia, la rendita metanifera dell’Eni, l’intreccio degli interessi tra le banche, le fondazioni, le compagnie d’assicurazione. E anche, ovviamente, il mercato del lavoro. La battaglia delle liberalizzazioni non ha a che vedere con l’ideologia liberista. Soltanto una sinistra becera e aggrappata alle mitologie e alle ideologie del secolo scorso può identificare la lotta contro le corporazioni e contro gli intrecci d’interesse con il thatcherismo e il reaganismo. Il capitalismo democratico e la politica sociale di mercato furono l’esatto contrario del liberismo selvaggio che porta sempre nel suo ventre l’oligopolio e il monopolio. L’economia globale ha riaperto questo problema ponendolo su basi del tutto nuove. Il capitalismo democratico rese possibile l’incontro con il riformismo socialista nel felice trentennio che va dal 1945 alla metà degli anni Settanta. Ora quel modello va ricostruito su nuove basi.
Nuovo modello ma identici obiettivi. Per questo è un’assurdità porre la domanda se Mario Monti sia di destra o di sinistra. Monti è un riformista e un innovatore. Ci può essere una destra riformista e innovatrice (la Destra storica lo fu) e una sinistra riformista e innovatrice e così pure un sindacato e un’imprenditoria con quei medesimi obiettivi. Qualche nome del nostro passato, tanto per avere concreti riferimenti? Li ho già fatti in altre occasioni quei nomi ma forse è bene ripetersi per chi non ha orecchi per ascoltare o cervello per intendere: Luigi Einaudi, Ezio Vanoni, Ugo La Malfa, Bruno Visentini, Raffaele Mattioli, Altiero Spinelli, Riccardo Lombardi, Antonio Giolitti, Luciano Lama, Pasquale Saraceno, Nino Andreatta, Carlo Azeglio Ciampi. L’elenco è assai più lungo, per fortuna c’è stata e c’è ancora un’Italia perbene, responsabile e consapevole, che antepone l’interesse generale a tutti gli altri. Credo che i nostri due Mario facciano parte di questo elenco”. La lunga citazione dell’articolo era necessaria per arrivare a dire che a Cuneo la divisione che si è creata nel centrosinistra ha dei motivi ideali forti. Chi sostiene Garelli e’ convinto che si esca dalla crisi con la decrescita. Che nuove infrastrutture siano superflue. Che non serva sviluppo. Ci sembra invece che il polo alternativo che si e’ creato sotto l’azione del Sindaco Valmaggia ritrovi suoi valori ideali in molti di quei grandi politici citati da Scalfari. Vuole concretezza, equilibrio. Spiace che il Partito Democratico per ragioni regionali e nazionali abbia accettato un’alleanza fortemente influenzata dalla sinistra radicale. Vedremo nei prossimi giorni se l’iniziativa del Sindaco uscente potra’ essere l’alternativa giusta alla quale guardano fiduciosi i cuneesi che amano la moderazione e il gradualismo. E’ la nostra speranza per la nostra Cuneo.
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Una lunga assemblea terminata dopo l ‘una di mattina porta il PD cuneese a scegliere di appoggiare Garelli. Le pressioni delle segreterie regionali e nazionali hanno fatto si che anche l’ala della margherita che sembrava la scorsa settimana disponibile a sostenere Valmaggia si allineasse alla scelta voluta dai vertici del partito. Ancora una volta diversi esponenti del partito cuneese di Bersani hanno chiesto provvedimenti contro il Vicesindaco Boselli che gia’ da diverse settimane si era schierato a fianco del Sindaco Valmaggia.
Stasera il PD prenderà la decisione finale sulla sua collocazione con Garelli o con il Sindaco Valmaggia che sta lavorando alla ricostituzione dell’alleanza di centrosinistra che governa la città. All’ordine del giorno figurano anche le dimissioni del portavoce Dario Chiapello che avrebbe dovuto condurre il PD fino a dopo le elezioni.
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La resistenza iraniana e’ stata il primo soggetto politico a denunciare le iniziative della dittatura per diventare una potenza nucleare. La debolezza delle democrazie occidentali, che in questi anni non hanno voluto sanzioni forti contro Teheran, hanno dato il tempo necessario all’Iran di far crescere le sue tecnologie in materia. Solo recentemente sanzioni piu’ efficaci sono state determinate dalla comunita’ europea. E’ necessario pero’ continuare a sostenere con piu’ forza la resistenza democratica iraniana per arrivare ad un rovesciamento della dittatura fascista religiosa dall’interno. (nella foto il Vicesindaco BOSELLI con Il Signor HAKAMIAN membro del CNRI della Resistenza Iraniana ed il Dr. Nikzat)
di Sonia SBRAGA
Dopo settimane di tormento, alea iacta est. Garelli non sara’ il candidato del PD alle elezioni di maggio. Stamattina al vertice allargato del partito democratico nessuno ha assunto una posizione di difesa del vincitore delle primarie. Tutti consapevoli che non esistono piu’ le condizioni per continuare un’alleanza gia’ morta e sepolta da settimane e settimane. Il problema non e’ solo nei famosi punti del programma sui quali si stenta a trovare un’intesa. C’e’ la consapevolezza diffusa che Garelli non e’ leader, non ha saputo entrare nel cuore della città, e’ rimasto inbalsamato a quel famoso 27 novembre che lo ha visto vincere con il 27% il confronto con gli altri candidati. C’è la convinzione che una coalizione cosi’ anche se vincesse le elezioni si spaccherebbe nel giro di poche settimane al governo concreto del Municipio. Le differenze tra le componenti del PD e i rispettivi esponenti di riferimento sono state piu’ che altro sulle modalità con cui dare il ben servito al “professore”. Ma andiamo per ordine. Il Sindaco Valmaggia ha ribadito con fermezza la sua posizione. Lavorare per ricostruire l’alleanza di centrosinistra che governa la città su una candidatura condivisa. Il Vicesindaco Boselli ha detto con chiarezza di condividere questa soluzione e di non escludere, laddove il PD decidesse di rimanere con Garelli, la formazione di una LISTA DEMOCRATICA INDIPENDENTE. Sollecitazione che forse sedurrebbe anche l’ala ex Margherita del partito se Rostagno dovesse subire la decisione di restare con Garelli. Ci si aspettava che l’area ex PCI – PDS – DS difendesse a spada tratta la soluzione emersa dalle primarie. Invece tolto il segretario provinciale Di Caro, che deve tener conto delle pressioni provenienti dal PD nazionale, nessuno ha offerto il petto in difesa di Gigi. Piuttosto si e’ insistito sulla necessita’ di finire il percorso di confronto, di continuare i tavoli, eccettera, eccettera. Che bisogna eventualmente rompere su questioni programmatiche. Salviamo la forma per favore! Sul fatto che c’è un partito vivaddio, il PD e solo lui e non altri possono dire quando e come e dove si da’ il blu a Garelli. Mica ce lo facciamo imporre dal Sindaco e dal suo Vice. In verita’ piu’ di un presente all’incontro si e’ fatta un’idea precisa. Nel direttivo-assemblea convocato dal Segretario cittadino Chiapello per mercoledi’ prossimo, al PD non restera’ che mollare GARELLI e sara’ seguito dal resto dei partiti della coalizione. Non solo per evitare la spaccatura del PD minacciata da Boselli ma perche’ il professore di filosofia non convince piu’ nessuno. Nella cruna dell’ago non passerà il cammello e probabilmente Garelli non sarà il prossimo Sindaco di Cuneo.

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