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lunedì, febbraio 27th, 2012 | Author:

In un fondo bellissimo su La Repubblica (vedi Repubblica.it cerca sotto domenica 26) Eugenio Scalfari ci ricorda che “i veri nodi da sciogliere sono i costi dell’energia, la rendita metanifera dell’Eni, l’intreccio degli interessi tra le banche, le fondazioni, le compagnie d’assicurazione. E anche, ovviamente, il mercato del lavoro. La battaglia delle liberalizzazioni non ha a che vedere con l’ideologia liberista. Soltanto una sinistra becera e aggrappata alle mitologie e alle ideologie del secolo scorso può identificare la lotta contro le corporazioni e contro gli intrecci d’interesse con il thatcherismo e il reaganismo. Il capitalismo democratico e la politica sociale di mercato furono l’esatto contrario del liberismo selvaggio che porta sempre nel suo ventre l’oligopolio e il monopolio. L’economia globale ha riaperto questo problema ponendolo su basi del tutto nuove. Il capitalismo democratico rese possibile l’incontro con il riformismo socialista nel felice trentennio che va dal 1945 alla metà degli anni Settanta. Ora quel modello va ricostruito su nuove basi.
Nuovo modello ma identici obiettivi. Per questo è un’assurdità porre la domanda se Mario Monti sia di destra o di sinistra. Monti è un riformista e un innovatore. Ci può essere una destra riformista e innovatrice (la Destra storica lo fu) e una sinistra riformista e innovatrice e così pure un sindacato e un’imprenditoria con quei medesimi obiettivi. Qualche nome del nostro passato, tanto per avere concreti riferimenti? Li ho già fatti in altre occasioni quei nomi ma forse è bene ripetersi per chi non ha orecchi per ascoltare o cervello per intendere: Luigi Einaudi, Ezio Vanoni, Ugo La Malfa, Bruno Visentini, Raffaele Mattioli, Altiero Spinelli, Riccardo Lombardi, Antonio Giolitti, Luciano Lama, Pasquale Saraceno, Nino Andreatta, Carlo Azeglio Ciampi. L’elenco è assai più lungo, per fortuna c’è stata e c’è ancora un’Italia perbene, responsabile e consapevole, che antepone l’interesse generale a tutti gli altri. Credo che i nostri due Mario facciano parte di questo elenco”. La lunga citazione dell’articolo era necessaria per arrivare a dire che a Cuneo la divisione che si è creata nel centrosinistra ha dei motivi ideali forti. Chi sostiene Garelli e’ convinto che si esca dalla crisi con la decrescita. Che nuove infrastrutture siano superflue. Che non serva sviluppo. Ci sembra invece che il polo alternativo che si e’ creato sotto l’azione del Sindaco Valmaggia ritrovi suoi valori ideali in molti di quei grandi politici citati da Scalfari. Vuole concretezza, equilibrio. Spiace che il Partito Democratico per ragioni  regionali e nazionali abbia accettato un’alleanza fortemente influenzata dalla sinistra radicale. Vedremo nei prossimi giorni se l’iniziativa del Sindaco uscente potra’ essere l’alternativa giusta alla quale guardano fiduciosi i cuneesi che amano la moderazione e il gradualismo. E’ la nostra speranza per la nostra Cuneo.

domenica, febbraio 26th, 2012 | Author:

 

 
 
Chi inventa una tesi e insiste diabolicamente per affermarla finisce per soffrire di un certo ritardo nel considerare le cose come sono nella realtà. Josh Rogin l’8 marzo su Foreign Policyelenca una serie di calunnie per dimostrare che il movimento dei Mojahedin del popolo iraniano  – la principale opposizione al regime dittatoriale iraniano –  ingannerebbe alcune tra le più esperte autorità statunitensi, fino a ieri al vertice della gestione del più importante stato del pianeta. Tra le autorità “ingannate” dal Movimento della resistenza iraniana si possono annoverare l’ex sindaco di New York Rudy Giuliani, il presidente del partito Democratico Howard Dean, l’eminente professore di Diritto a Harvard Alan  Dershowitz, l’ex segretario della Sicurezza attualmente governatore della Pennsylvania Tom Ridge. Non contento Rogin ingrassa la sua lista di “ingannati” coi nomi di molti senatori e membri del Congresso statunitense e inserisce, per completare l’opera, i nomi del direttore dell’FBI Louis Freeh e del direttore della CIA  Porter Goss e di molti altri generali a quattro stelle come i generali  James Jones, Richard Myers, Wesley Clark e  Anthony Zinni. Avete letto bene, Josh Rogin sostiene che il Movimento d’opposizione al regime dei mullà ha sul libro paga un’infinità di autorevoli personaggi statunitensi. Non spiega, però, nel caso in cui questi fossero disponibili ad essere in vendita, come mai il regime iraniano non li abbia prima acquistati con il fiume dei suoi petrodollari. L’articolista di  Foreign Policy va dritto al cuore del problema e picchia duro; parla dei residenti del Campo Ashraf, sostiene che sono loro il problema e per rafforzare la sua tesi riporta le dichiarazione di una fonte  interna all’Amministrazione; peccato che non pubblica il nome della gola profonda. Le “dichiarazioni” però rimangono funzionali alla tesi: i residenti del Campo Ashraf, ora trasferiti al campo Liberty, sabotano il campo dove vivono. Il giornalista si meraviglia come mai un campo che ha ospitato i militari americani ora non soddisfi i dissidenti iraniani. Omette di ricordare che di quel campo è rimasto ben poco perché, dopo l’abbandono dei militari statunitensi, è stato saccheggiato e depredato. Di 40 kmq del  campo Liberty che ospitava i militari americani,  attualmente a disposizione dei rifugiati iraniani sono appena 0,6 kmq. Josh Rogin non menziona che il campo Liberty è delimitato da massicce mura alte 3,6 m, ed è sorvegliato da 150 militari armati fino ai denti e muniti di pesanti mitragliatrici, che le numerose telecamere spiano ogni angolo del campo, compresi i sudici bungalow, e non trascurano neanche l’ingresso delle toilette. Josh Rogin sorvola sul fatto che i rifugiati iraniani “sistemati” nel Liberty non hanno la possibilità di entrare e di uscire dal campo, non possono ricevere i loro parenti o i loro difensori legali, ed è loro proibito l’uso dei servizi sanitari. Che al campo Liberty non hanno accesso i giornalisti, e che i numerosi zelanti militari armati possano avvicinarsi fino alle porte o appostarsi sotto le finestre degli alloggi dei  dissidenti per far loro sentire il fiato sul collo del regime teocratico al potere in Iran. Il campo Liberty è privo di rete idrica e fognaria e la corrente elettrica va e viene.  Invece di descrivere la realtà del campo Liberty, Il giornalista Josh Rogin su Foreign Policy si occupa dell’“inganno” subito dalle più alte autorità statunitensi, appartenenti alle  ultime quattro amministrazioni, che hanno sostenuto i diritti dei residenti di Ashraf e dei Mojahedin del popolo;  le  chiama pigre e presuntuose ma non dice nulla sul fatto che queste hanno chiesto di andare a visitare il campo Liberty, per potere appurare meglio la situazione del campo stesso, ed hanno trovato l’isterica reazione del governo iracheno. L’articolista ricorda che i Mojahedin del popolo sono un gruppo terroristico nella lista del Dipartimento di Stato ma dimentica di citare la sentenza della Corte d’Appello del distretto di  Columbia, secondo cui non c’erano prove per sostenere quanto affermava il Dipartimento di Stato ovvero che i Mojahedin del Popolo dovessero essere indicati come un gruppo “terroristico”.
Signor Josh Rogin piano con il suo elenco;  si ricordi che gli uomini del regime iraniano già 32 anni fa sostenevano che i Mojahedin del popolo si procuravano da soli gli evidenti segni di tortura sui loro corpi. Adagio con la sua tesi; il Movimento dei Mojahedin del popolo è nella lista nera del regime al potere in Iran – facilmente comprensibile – e degli Stati Uniti d’America.  Cerchi di dare una spiegazione a questo
mercoledì, febbraio 22nd, 2012 | Author:

 

Mercoledì 22 Febbraio 2012 15:05
Al Segretario Regionale del PD Gianfranco Morgando
Al Segretario Provinciale del PD Emanuele Di Caro
Al Vice Segretario Provinciale del PD Ada Toso
Ai mezzi d’informazione
Agli Iscritti del PD
 
 
 
Apprendo, non direttamente dagli organi preposti ma da un comunicato a firma Direttivo e Assemblea Cittadina del Pd riportato da alcuni organi di informazione, in modo particolare da LA STAMPA Cuneo.it con il titolo …ANNUNCIATE SANZIONI PER IL VICESINDACO BOSELLI, che il PD si impegnerebbe ad assumere nei miei confronti i provvedimenti previsti dallo statuto PD, non condividendo “mie inappropriate esternazioni”. Non entro nel merito di simili procedure alquanto discutibili e poco garantiste dei diritti di opinione. Faccio invece rilevare al partito democratico che attualmente non risulto iscritto al PD in quanto non ho rinnovato la tessera per il 2012 ne’ ovviamente intendo farlo non riconoscendomi nelle scelte operate dal PD cuneese e avvallate da quello dei livelli superiori e riconoscendomi invece pienamente nelle scelte operate dal Sindaco di Cuneo Alberto Valmaggia. E’ quindi evidente che considero conclusa la mia partecipazione alla Segreteria Regionale del PD dalla quale rassegno le mie dimissioni.
 
Grazie per la cortese attenzione
 
Giancarlo BOSELLI
mercoledì, febbraio 22nd, 2012 | Author:

Una lunga assemblea terminata dopo l ‘una di mattina porta il PD cuneese a scegliere di appoggiare Garelli. Le pressioni delle segreterie regionali e nazionali hanno fatto si che anche l’ala della margherita che sembrava la scorsa settimana disponibile a sostenere Valmaggia si allineasse alla scelta voluta dai vertici del partito. Ancora una volta diversi esponenti del partito cuneese di Bersani hanno chiesto provvedimenti contro il Vicesindaco Boselli che gia’ da diverse settimane si era schierato a fianco del Sindaco Valmaggia.

lunedì, febbraio 20th, 2012 | Author:

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lunedì, febbraio 20th, 2012 | Author:

Stasera il PD prenderà la decisione finale sulla sua collocazione con Garelli o con il Sindaco Valmaggia che sta lavorando alla ricostituzione dell’alleanza di centrosinistra che governa la città. All’ordine del giorno figurano anche le dimissioni del portavoce Dario Chiapello che avrebbe dovuto condurre il PD fino a dopo le elezioni.

venerdì, febbraio 17th, 2012 | Author:

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martedì, febbraio 14th, 2012 | Author:

. La resistenza iraniana e’ stata il primo soggetto politico a denunciare le iniziative della dittatura per diventare una potenza nucleare. La debolezza delle democrazie occidentali, che in questi anni non hanno voluto sanzioni forti contro Teheran, hanno dato il tempo necessario all’Iran di far crescere le sue tecnologie in materia. Solo recentemente sanzioni piu’ efficaci sono state determinate dalla comunita’ europea. E’ necessario pero’ continuare a sostenere con piu’ forza la resistenza democratica iraniana per arrivare ad un rovesciamento della dittatura fascista religiosa dall’interno. (nella foto il Vicesindaco BOSELLI con Il Signor HAKAMIAN membro del CNRI della Resistenza Iraniana ed il Dr. Nikzat)

lunedì, febbraio 13th, 2012 | Author:

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domenica, febbraio 12th, 2012 | Author:

di Sonia SBRAGA

Dopo settimane di tormento, alea iacta est. Garelli non sara’ il candidato del PD alle elezioni di maggio. Stamattina al vertice allargato del partito democratico nessuno ha assunto una posizione di difesa del vincitore delle primarie. Tutti consapevoli che non esistono piu’ le condizioni per continuare un’alleanza gia’ morta e sepolta da settimane e settimane. Il problema non e’ solo nei famosi punti del programma sui quali si stenta a trovare un’intesa. C’e’ la consapevolezza diffusa che Garelli non e’ leader, non ha saputo entrare nel cuore della città, e’ rimasto inbalsamato a quel famoso 27 novembre che lo ha visto vincere con il 27% il confronto con gli altri candidati. C’è la convinzione che una coalizione cosi’ anche se vincesse le elezioni si spaccherebbe nel giro di poche settimane al governo concreto del Municipio. Le differenze tra le componenti del PD e i rispettivi esponenti di riferimento sono state piu’ che altro sulle modalità con cui dare il ben servito al “professore”. Ma andiamo per ordine. Il  Sindaco Valmaggia ha ribadito con fermezza la sua posizione. Lavorare per ricostruire l’alleanza di centrosinistra che governa la città su una candidatura condivisa. Il Vicesindaco Boselli ha detto con chiarezza di condividere questa soluzione e di non escludere, laddove il PD decidesse di rimanere con Garelli, la formazione di una LISTA DEMOCRATICA INDIPENDENTE. Sollecitazione che forse sedurrebbe anche l’ala ex Margherita del partito se Rostagno dovesse subire la decisione di restare con Garelli. Ci si aspettava che l’area ex PCI – PDS – DS difendesse a spada tratta la soluzione emersa dalle primarie. Invece tolto il segretario provinciale Di Caro, che deve tener conto delle pressioni provenienti dal PD nazionale, nessuno ha offerto il petto in difesa di Gigi. Piuttosto si e’ insistito sulla necessita’ di finire il percorso di confronto, di continuare i tavoli, eccettera, eccettera. Che bisogna eventualmente rompere su questioni programmatiche. Salviamo la forma per favore! Sul fatto che c’è un partito vivaddio, il PD e solo lui e non altri possono dire quando e come e dove si da’ il blu a Garelli. Mica ce lo facciamo imporre dal Sindaco e dal suo Vice. In verita’ piu’ di un presente all’incontro si e’ fatta un’idea precisa. Nel direttivo-assemblea convocato dal Segretario cittadino Chiapello per mercoledi’ prossimo, al PD non restera’ che mollare GARELLI e sara’ seguito dal resto dei partiti della coalizione. Non solo per evitare la spaccatura del PD minacciata da Boselli  ma perche’ il professore di filosofia non convince piu’ nessuno. Nella cruna dell’ago non passerà il cammello e probabilmente Garelli non sarà il prossimo Sindaco di Cuneo.